Questo blog, perché?

Queste pagine le intendo come la parte "meno impegnata" rispetto al mio sito internet, http://www.monzamtb.altervista.org/
Impressioni, idee e immagini così come vengono, più che altro una specie di diario che mi serva per raccogliere questo materiale, per poterlo rileggere ogni tanto. Se ci capitate e lo ritenete interessante fatemelo sapere. Grazie!



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martedì 6 dicembre 2011

Toh!... guarda un po' chi si vede, il Carletto!




          


Una bellissima domenica di inizio dicembre, in piena inversione termica. 
Salendo verso Como nebbia, umidità e, al massimo, 3 gradi. Prendiamo la funicolare insieme a decine di bikers che fremono all'idea di percorrere la bella discesa dell'ultima Superenduro del Triangolo lariano.
Arrivati a Brunate le cose cambiano: 7 gradi centigradi e un cielo che più azzurro non si può!
La giornata si preannuncia memorabile. Il capo gita Marcello ha già ben in mente l'itinerario, diciamo, un po' "alternativo". Oscar, Omar ed io, come sempre, ci fidiamo ciecamente del nostro capo e del suo GPS.
"Andiamo su a Brunate, poi saliamo alle Baite, scendiamo alla "Salute" dalla Sciura a mangiare la torta, poi ci arrampichiamo in cima al Bolettone ("ci sarà un po' da spingere..."); da lì facciamo un bel traverso e torniamo dalla Paola (Baita Fabrizio n.d.b.), prendiamo il sentiero che scende verso Montepiatto e arriviamo a Torno. In un attimo sulla Statale siamo di nuovo a Como..."
Semplice no? E via, cominciamo a salire affiancando e passando gruppi di bikers ansimanti che non vedono l'ora di guadagnarsi la tanto agognata discesa. Superati i primi Rifugi e arrivati alla bocchetta di Molina, secondo l'itinerario programmato, ci buttiamo giù veloci verso la Baita Patrizi. Scendendo incrociamo diversi escursionisti che ci guardano incuriositi (!?). Il sentiero veloce e il fondo smosso mi impegnano non poco a  domare la mia Snyper; curve, controcurve, sponde: d'un tratto si staglia di fronte a me una sagoma in cui scorgo qualcosa di familiare; inchiodo: "Ciao Carletto, cosa fai da queste parti?" E' l'amico Carlo Romanò, comasco D.O.C., anche lui a spasso a godersi i boschi in questa meravigliosa domenica. Scambiamo quattro chiacchiere e gli racconto brevemente l'itinerario che stavo seguendo con i miei soci. Qualche minuto ed entrambi riprendiamo  la strada verso le rispettive destinazioni.
Un bellissimo incontro, tanto inaspettato quanto gradevole, che mi farà ricordare questa giornata in modo ancora più duraturo e piacevole... e mi farà "digerire" con maggior facilità i 200 metri di dislivello con la bici in spalla che di lì a poco avremmo dovuto affrontare, a causa di una "variante" non voluta del percorso...
Ma si sa, anche questa è la mountain bike... ed è perciò che ci piace!



Una splendida notturna!




Meno male che ho vinto la pigrizia! In questa stagione infatti a volte il freddo rallenta un po' la voglia di cavalcare le nostre bike; se poi ti propongono di uscire il 30 novembre alle otto e mezza di sera, magari uno ci pensa un attimino... poi, grazie anche a Oscar, mi sono deciso. E ho fatto proprio bene! Al di là del percorso, un giro di una quindicina di chilometri circa nel parco del Curone, che comunque è sempre un bel pedalare, la cosa che ha reso memorabile l'uscita e' stato il bellissimo spirito goliardico che si respirava. Single speed, 29er, trail bike, cancelli... c'era di tutto, ma c'era anche una grande voglia di divertirsi.
 Il "post-uscita" poi e' stato l'apice del divertimento... le scorte di cibi e bevande della birreria "Up & Down" di Missaglia sono state messe a dura prova da un'ora e tre quarti nei quali gli 11 eroi  hanno dato il meglio di loro stessi: Guinness a fiumi, panini, patatine fritte, pizze e, per finire Irish coffee e un giro di Montenegro.
Qualcuno vuole venire il 14 sera sul monte Canto??

domenica 13 novembre 2011

Bosco dei Faggi, ore 8.30...



Eccomi, immerso fra il rosso stupendo del Bosco dei Faggi a cavallo della mia Snyper; accanto a me la Enduro dell'amico Widegap.
Sono le 8 e 30 di sabato mattina e noi abbiamo già il privilegio di godere di questo spettacolo.
Siamo partiti poco prima delle 7 da Albavilla, ancora col buio. Pedalando di buona lena abbiamo incrociato qualche mattiniero escursionista che saliva verso l'alto nel silenzio della mattina appena sbocciata. 
La "Salute", la baita Cacciatori e poi la Capanna Mara... proseguendo imbocchiamo il singletrack che attraversa la faggeta con  il suo "su e giù" entusiasmante.
Raggiunta la deviazione per la baita Patrizi ci fermiamo e ci prepariamo per scendere. In poco più di 10 minuti raggiungiamo il rifugio riscaldandoci con un buon caffè, naturalmente preparato con la moka.
Risaliamo in sella per cercare la traccia indicata sul gps, una delle discese dell'ultimo Superenduro.
Con un po' di difficoltà la intercettiamo, stretta, veloce e tecnica quanto basta, molto divertente.
Arrivati alle auto ci ripromettiamo di rifarla quanto prima, possibilmente dall'inizio. Sono le 10 di mattina, la giornata è iniziata veramente nel migliore dei modi!

lunedì 12 settembre 2011

Spiazzi di Gromo, una gradita sorpresa!




Finalmente una domenica nei tanto decantati Spiazzi di Gromo! E Rosco aveva ragione...
Località molto carina a circa 90 km da Milano, impianti di risalita, giochi per bambini, parco avventura, bob estivo e... per i "bambini" cresciuti tre ottimi tracciati per le nostre MTB da discesa!
Grazie a Piero e al suo socio, anche loro ieri sulle piste, ideatori e materiali esecutori di tanto ben di Dio, abbiamo a disposizione dei tracciati che non hanno nulla da invidiare a bike park ben più blasonati, anzi... 
Tanto divertimento, adrenalina quanto basta e 11 discese per me e i miei compagni (Rosco, Omar e Oscar).
E il bello è che vanno avanti fino al 24 ottobre... Secondo voi ci ritorneremo??    

giovedì 7 luglio 2011

"La Notturna" è sempre la notturna...

Bella uscita, estemporanea, e come spesso capita queste occasioni sono le migliori... Per anticipare il maltempo che è previsto per la giornata di domani e che molto probabilmente renderà impossibile l'uscita notturna programmata per la serata, Marcello mi propone un giro a Montevecchia da iniziare all'imbrunire e da terminare senza dubbio con l'ausilio delle nostre luci da bike.
Accetto di buon grado e alle 19.30 il "Presidente" mi passa a prendere con la sua nuova auto appunto "presidenziale". Destinazione Montevecchia per ripercorrere il bel percorso ricavato dallo Zio Lorenzo per la Coppa Tagliani 2011.
Parcheggiamo e via, seguiamo le frecce ancora fresche e i segni appesi alle piante per un percorso divertente, tecnico, nervoso e piuttosto impegnativo. Su, giù, tratti da fare a spinta e un paio di discesine niente male. Insomma MTB ad alto livello. In un'ora e un quarto "intensa" torniamo alla macchina. Ci cambiamo e in un attimo siamo seduti all'"Up & Down" a Missaglia con due belle weiss medie e due pizze margherita sbranate in pochi minuti. Questa sì che è vita...


lunedì 25 aprile 2011

Lunedì di Pasqua sul Monte di Portofino







Piacevole giro, in totale divieto, sul Monte di Portofino con la mia Flint 29er. Riscaldamento sulla strada asfaltata da Santa Margherita a Portofino e poi inizia la ripida ascesa su strada lastricata. E' più di una settimana che, fra riunioni e festività varie, non pedalo e non ne vedo l'ora. Salendo i segni dei cinghiali che arano il margine della strada sono evidenti e continui; gli uccelli migratori sono in piena attività e il loro canto è quasi assordante. Dopo circa  400 metri di dislivello in salita raggiungo l'albergo Portofino Kulm. Per la discesa ho in mente di provare un sentiero, che ho già notato l'estate scorsa, il quale dovrebbe portarmi a raggiungere Santa Margherita direttamente o quasi in fuoristrada. Bello, nascosto e con passaggi non sempre percorribili in sella, soprattutto su una front. Divertente, è un po' che non utilizzo la Flint e la posizione in sella è sensibilmente diversa dalla full ma in un attimo mi riabituo. Le ruote maggiorate aiutano, e non poco, sul tecnico: rocce e gradoni vengono divorati con una certa facilità. Ormai sono ai margini del bosco e incrocio la strada asfaltata che scende a Nozarego e poi a Santa Margherita, devo rientrare, a malincuore...   

martedì 5 aprile 2011

Le Rive rosse non ci stancano mai!



Più ci giri e più ti diverti! Domenica siamo tornati alle Rive rosse, in una giornata splendida sia per la primavera che si respirava che per la compagnia. 
Innanzitutto, è stato un piacere tornare a pedalare con i bikers di www.grangajna.com, il webmaster  "Ul Gajna" in persona, con Maxgaida e Diego che li accompagnava, entusiasti dell'uscita sia per il percorso che per il paesaggio.
E poi, più conosci queste zone e più ti affascinano, sembra di essere in un'altra dimensione, zone semi-disabitate dove se va bene in 30 km incontri 5 persone e qualche auto.
Abbiamo sudato in salita ma abbiamo goduto in discesa (...vero Max?)
Insomma, un'altra giornata memorabile... e da queste parti non sarà sicuramente l'ultima!

sabato 26 marzo 2011

Una gita con Widegap








Il ritrovo era moooolto presto! Alle 6 a Civate... Destinazione, secondo il programma dell'amico Widegap, compagno di spinning nonché "mago del GPS", era la salita in cima al Cornizzolo e la discesa lungo il sentiero denominato San Tommaso, con planata finale su Civate.
Lo stesso sentiero lo aveva percorso Marcello giovedì pomeriggio e lo aveva definito "tossico". Brutto segno...
Sentire parlare Marcello di sentiero tossico indica come minimo un percorso scassato, con curve a gomito, in parte esposto, con gradoni e sassi smossi: infatti questa è la descrizione esatta del sentiero San Tommaso, così come lo abbiamo affrontato questa mattina.
Alle 8, dopo i consueti 9 km di salita, eravamo pronti con protezioni e casco ben allacciato e via, iniziano le danze: primo tratto su prato con terriccio bagnato che avvolge le gomme eliminando virtualmente la tassellatura.
Dopo 200 metri la mia Snyper sembrava con ruote da 29"!! Più giù inizia il tratto veramente tossico, percorso in buona parte a piedi e con una certa difficoltà; poi va un po' meglio ma il sentiero non permette distrazioni, ginkana fra i massi e curve spesso molto strette. Scendendo non c'è anima viva a parte un escursionista di Biassono con cui ci fermiamo a chiacchierare.  Si riprende e raggiunto più in basso un piccolo centro abitato inizia il prato e tutto sembra finito. No... ricomincia la parte rocciosa bella impegnativa che ci costringe ancora qualche volta a mettere il piede a terra. Abbastanza tosto ma divertente... lentamente perdiamo quota e questa volta siamo veramente a lato della Statale 36. La traccia sull'Edge di Widegap ci conduce con precisione alle auto.
Potrebbe essere mezzogiorno o le 3 del pomeriggio, tanto è il tempo trascorso dalla nostra partenza.
Sono solamente le 10 di mattina, la giornata è ancora lunga.
Prima o poi da quelle parti ci torniamo... tanto il Cornizzolo è lì che ci aspetta!  

giovedì 10 febbraio 2011

Bella Paul!!

Che giornata! Sveglia alle 3 e 50! Pronti per la spedizione a San Bartolomeo al mare, Liguria.  Nicolino e la sua mitica fuoristrada ci aspettano alle 9 per una non-stop sugli splendidi sentieri liguri, e le attese non vanno deluse.
Divertimento, salti, drop, step up, transfer, "ripidoni"... insomma un pieno di grande MTB .


Rientro, alle 20 e 45, non sono neanche troppo stanco, ma appena socchiudo gli occhi non vedo altro che sentieri...  

lunedì 24 gennaio 2011

A volte ritornano...





Oggi nuova spedizione alle Rive Rosse. Con un bel gruppo di otto bikers fra cui tre nuovi aspiranti "freeriders" della Pavan Freebike. Bella giornata, divertente e piacevole, con sosta all'area salti... uno spettacolo!
Alla fine stanchi ma soddisfatti...

domenica 16 gennaio 2011

Tutto bene!!




Nebbia a valle, sole e cielo splendido più su e... quintali di fango sul sentiero!! Tutto comunque piacevole.
A un anno dall'ultima solitaria sul Sentiero n° 1 (durante la quale mi sono fratturato due costole!!) insieme a Marco Marcello ed Omar un'ottima mattinata di MTB!!


Alla prossima

domenica 19 dicembre 2010

-3,-2,-1...

…-3, -2, -1… no, non è ancora il conto alla rovescia per il capodanno 2011, è la temperatura rilevata in questi giorni, anche in pieno giorno… e noi non aspettiamo altro per uscire in mountain bike.
In realtà qualcosa ci mancava, la neve!
L'altra mattina l'appuntamento con il fido Marcello era all'Anymore di Lissone alle 8 e 30, destinazione (probabile) il Monte Canto. Ma dalle 6 di mattina la neve incomincia a scendere, teoricamente doveva essere una breve e leggera nevicata… e come al solito il traffico a Monza e circondario impazzisce. I tempi di percorrenza in macchina quadruplicano e tutto diventa più difficile. Avevo tentato di smontare Marcello con un sms alle 7 e 30 e lui, con il suo consueto ottimismo, aveva risposto che sul Canto ci sarebbe stato il sole…. Va beh. Ma raggiunto l'Anymore per le 9 e 10 (dopo 50 minuti di auto rispetto ai consueti 10) anche il mio socio cominciava ad essere titubante, quanto meno per la meta da raggiungere, ma assolutamente senza mettere in dubbio la nostra uscita in MTB.
Sistemate le bici partiamo pensando di imboccare l'autostrada A4, speranza scemata definitivamente dopo aver percorso circa un kilometro in un quarto d'ora. Breve consulto e telefonata a Marco per disdire definitivamente l'appuntamento a Capriate.
"Abbiamo qua vicino il Parco di Monza, entriamo lì, prendiamo le nostre bici e cominciamo a salire… Canonica, lungo il Lambro, Rancate….". Ok, l'itinerario a grandi linee è fatto. Parcheggiamo l'auto nel Parco, di fianco al bar Cavriga, ci vestiamo e in 10 minuti siamo in sella.





Ci addentriamo, non c'è anima viva e la neve cade abbondante. Subito rimaniamo rapiti dall'atmosfera magica che ci circonda e le nostre gambe incominciano a frullare veloci calpestando la coltre nevosa. Ci portiamo rapidamente verso Biassono, usciamo da un cancelletto e siamo sulla via di Canonica. Le basse temperature creano sull'asfalto lastre di ghiaccio molto insidiose anche per dei bikers navigati… infatti dopo pochi metri di asfalto "navigo" subito a stretto contatto con la strada procurandomi la consueta contusione/escoriazione all'anca sinistra. Ormai è un classico… mi consolo pensando che è meglio questa caduta rispetto alle 2 costole fratturate a febbraio sul San Genesio.
In breve raggiungiamo il presidio dei carabinieri vicino al ponte di Canonica e cominciamo la risalita della ciclo-pedonale per Agliate. Il terreno è sempre più bianco e man mano la nevicata è sempre più intensa.
"Tanto hanno detto che smette…" "Sì,Sì, vedo…" l'ironia si spreca. Al ponte di Albiate lasciamo la pista ciclabile e iniziamo a salire verso Rancate.
Sono strade percorse decine di volte, ma con la neve tutto diventa nuovo e più bello.
Ci inoltriamo finalmente nei boschi, incontriamo solamente qualcuno intento a tagliare e riordinare la legna degli alberi caduti.




Una volta sbucati nuovamente su un tratto asfaltato cominciamo a vedere gli effetti deleteri del ghiaccio e della neve (non solamente per me…!).
Un furgoncino ha tirato dritto lungo una discesa con curva a sinistra e si è fermato… contro il muro. Il conducente, illeso, sta telefonando al carro attrezzi.
Proseguiamo e ci divertiamo a provare la tenuta delle nostre gomme sulla neve. Fa molto freddo, io ho perso la sensibilità dei mignoli e Marcello quella dei piedi. L'unica possibilità di stare meglio è pedalare. Saliamo ancora, raggiungiamo e oltrepassiamo l'agriturismo Brusignone e la Cascina Cafè e iniziamo a cambiare direzione per ritornare sui nostri passi. Ormai sono quasi due ore che pedaliamo e per rientrare alla macchina ci vorrà almeno un'oretta. Attraversiamo estesi campi di mais innevati dove dobbiamo intuire il profilo del terreno per non impuntarci con la ruota anteriore. Unica guida sicura da considerare per mantenere la direzione giusta è una fila di pali della luce.
Il profilo del terreno bianco si mescola al cielo plumbeo senza soluzione di continuità e i suoni sono ovattati. Unico rumore deciso è lo stridio del mio freno posteriore. Ogni tanto al nostro sopraggiungere si alzano da terra piccoli passeriformi intirizziti. Scriccioli, pettirossi, passere scopaiole e merli cercano con difficoltà cibo sulla superficie ghiacciata.
Incrociamo nuovamente la strada asfaltata percorsa all'andata e la nostra attenzione è attirata da un triangolo rosso che segnala pericolo. Siamo vicini al famigerato luogo dell'incidente; le auto, come dei replicanti, sono aumentate!




Di fronte a noi un "sandwich" di quattro auto, vittime anch'esse del lastrone di ghiaccio traditore. Al nostro arrivo troviamo un capannello di persone che osserva l'agglomerato di quattroruote appoggiate l'una all'altra, senza fare niente. Una signora per la sorpresa di vederci comparire sulle nostre bici si sposta e, miseramente, piomba sulla strada sedendosi per terra, non molto delicatamente.
Un'altra poco più in là, manco avesse visto comparire la Madonna di Fatima, ci scongiura di aiutarla a montare le catene sulla sua y10. Si tratta di una ragazzona di stazza pachidermica, non lontana dal quintale di peso, che individuato Marcello, notoriamente buono e disponibile nell'aiutare le persone in difficoltà, lo supplica con una parlata dalla chiara inflessione meridionale (dalla cadenza direi della bassa Irpinia), di aiutarla perché ha le catene nuove ma non le sa montare. Marcello, ovviamente, non si tira indietro ed è quasi contento quando scopre che sono identiche a quelle della sua Twingo.





Dopo il montaggio, rigorosamente svolto a mani nude a qualche grado sotto lo zero, sta quasi per partire la telefonata al professor Lanzetta (che per la cronaca è anche un ottimo free rider – ndr) per un trapianto multiplo di mano….
Raccolti i sinceri ringraziamenti della giunonica avellinese salutiamo tutti e proseguiamo il nostro cammino (prima che ci chiedano di spostare a spinta le auto incidentate!).
Ora ci tocca finalmente qualche tratto in discesa. Provo allora ad azionare il meccanismo per abbassare il mio reggisella telescopico… niente da fare, tutto ghiacciato. Come si era verificato per il comando del deragliatore anteriore, che non mi ha permesso di cambiare corona della guarnitura per tutta l'escursione a causa del gelo, anche il mio Gravity Dropper è fuori uso. Affronto quindi mio malgrado le discese in xc-style. Intanto nevica sempre fitto e il freddo comincia a penetrare anche sotto la mitica giacca della Gore e io comincio a sognare la vasca da bagno bollente nella quale presto mi immergerò.
Stiamo quasi per raggiungere il Parco di Monza, porta di Biassono. Ci aspetta ancora il lungo viale, che con la neve sembra ancora più lungo. Sfruttando la traccia di un'auto riusciamo comunque a tenere una media di quasi 20 all'ora, che ci permette in circa quindici minuti di raggiungere finalmente l'auto.
Marcello, eroico, dice di poter proseguire pedalando fino alla sua macchina parcheggiata a Lissone… Intanto io apro la mia, dò uno sguardo al termometro e rimango un attimo in silenzio… "Marcello non mi sembra il caso, smonta tutto che ti accompagno io, siamo a quattro gradi sotto zero, non vorrei averti sulla coscienza!"

lunedì 6 dicembre 2010

Una "Cantata" in compagnia!

Rientro in grande stile, dopo oltre quattro settimane di astinenza dalla MTB.
Domenica mattina partenza da Lissone con Marcello e Omar, destinazione il Monte Canto, nella bergamasca. Raccolto Marco a Capriate ci troviamo a Carvico al solito parcheggio con un nutrito gruppo di bikers assetati di fango guidato in grande stile da Vittorio, simpatico e disponibile capo gita.
L'itinerario odierno è ben stampato nella sua mente e tutti (o quasi) siamo consapevoli delle condizioni in cui troveremo i sentieri. Iniziamo a salire, ognuno con il proprio ritmo, su una sterrata già impegnativa di norma ma che oggi ci mette veramente a dura prova. Aldilà delle gambe più o meno allenate, tutti prima o poi sono costretti a scendere dalla bike, almeno nei punti in cui la coltre di fango supera i 20 cm di spessore. Ci scaldiamo subito ed io ringrazio più volte il "Signor Northwave" per avere inventato le splendide scarpe invernali rivestite di Goretex che oggi ho deciso di indossare. Gli altri "ringrazieranno" invece spesso il padre eterno per la neve e il fango che ha mandato da queste parti…





Ricompattato il gruppo siamo pronti per la prima discesa: ci sono bici e bikers di ogni tipo, ma in comune una gran voglia di divertirsi, a qualsiasi costo. Il sentiero è tecnico, con qualche passaggino mica male (tipo la mitica "Curva Francesco"), reso più difficoltoso dall'umidità e dal fango. Ognuno lo affronta dando il meglio di se stesso, c'è chi scende dalla bici nei punti più critici, chi riesce a stare in sella ma alla fine arriviamo tutti a "fondo corsa".
Vittorio ci guida ora nel trasferimento verso l'attacco della seconda salita della giornata, lungo un divertente e veloce tratto "mangia e bevi" dove i reggisella telescopici diventano parte integrante del divertimento.
Come capita di solito in queste situazioni, abbiamo ormai raggiunto quello stato di simbiosi con il fango che è diventato un tutt'uno con i nostri vestiti e le nostre MTB, quasi indistinguibili l'una dall'altra. A questo punto potremmo anche cadere in una pozza di fango profonda un metro che la cosa non ci farebbe né caldo né freddo.
Due chilometri di salita su asfalto e poi pieghiamo a destra nel tratto forse più faticoso. Un sentiero in leggera pendenza con tratti fangosi tali da fermare anche i più decisi e allenati. Presto si forma una colonna di bikers piegati a spingere le proprie bici, tipo girone dantesco. Vittorio, per darci una speranza continua a parlare di questi "ultimi cinquanta metri" prima della discesa finale che si rivelano in realtà un bel chilometro abbondante… ma la bravura di una guida è anche quella di mantenere viva la speranza nelle persone che accompagna.
Stiamo per iniziare la picchiata verso Carvico, e Omar decide di farla a cavallo di una "single speed", data la rottura del forcellino del cambio della sua Giant…
L'ultima discesa, più che essere in sella ad una bici mi sembra di farla su una tavola da snowboard o meglio "mud-board". Le ruote galleggiano sul fango e le curve vanno anticipate moltissimo per avere una minima possibilità di prendere la direzione giusta. Arriviamo al termine del sentiero, aspettiamo di esserci tutti e poi giù a manetta lungo la veloce sterrata che, ritrovato l'asfalto, ci condurrà alle macchine.
Ormai è quasi l'una quando il nevischio comincia a scendere. Ricoperti di fango che ormai ci si sta seccando addosso ci lanciamo in uno strip-tease collettivo, a 0° C, per la gioia degli abitanti delle case adiacenti, che tanto "sono abituati".
Dopo un mesetto di assenza dai sentieri non ci poteva essere modo migliore per ritornarci...

Grazie Vittorio, grazie ragazzi!  Questa è la vera MTB...

domenica 17 ottobre 2010

Nulla possiamo contro il maltempo...



Ecco come si presentava questa mattina il parcheggio dell'Up & Down di Missaglia. Due auto (una è la mia) e pozze d'acqua... tristezza assoluta.
Il maltempo ha rovinato quella che doveva essere una giornata all'insegna della MTB attraverso le strade del Parco di Montevecchia e del Curone.
Ragazzi, sarà per un'altra volta!
Intanto ringrazio chi mi ha accompagnato i giorni scorsi a perlustrare il percorso, Lorenzo "lo Zio", Marco e Alessio della Pavan Free Bike. Almeno lì siamo riusciti a pedalare...



lunedì 11 ottobre 2010

Il Monte Puscio... finalmente!

E' da quando conosco Marcello che sento pronunciare questa parola misteriosa, Puscio... A dir la verità è un nome che mi ha sempre richiamato alla mente qualcosa di losco,  di attinente allo spaccio di stupefacenti...
Invece no, è ovvio, non può essere altro che qualcosa di relativo al mondo della MTB, quella vera.
Monte Puscio (Croce di Maiano), quota 1155 m s.l.m., splendido belvedere sull'alta Brianza e sui suoi laghi.
Ci siamo finalmente saliti domenica, Marcello (capo spedizione), Oscar grande meccanico di "casa" Bicimania e il sottoscritto, con la sua inseparabile Tomac Snyper.
Il Monte Puscio lo si può raggiungere in bici partendo da Albavilla, salendo verso "lo Zoccolo", il Buco del Piombo, "La Salute", l'Alpe del Vicerè e il rifugio Capanna Mara, tutti nomi che ai frequentatori del Triangolo Lariano suonano famigliari. Detto così sembra una sciocchezza ma sono quasi 800 metri di dislivello in salita, a tratti parecchio impegnativa.
E proprio questo è stato l'itinerario proposto da Marcello per l'uscita di oggi. Naturalmente tanto per scaldarci, in salita prima ed in discesa poi, il buon Cello aveva previsto anche una gita fino a Como... "poi prendiamo la funicolare, arriviamo a Brunate saliamo alla Baita Fabrizio e scendiamo poi ad Albese. Da lì torniamo ad Albavilla e su fino alla Capanna Mara e poi via, facciamo il Puscio..." Totale: altri 500 m di dislivello positivo, tanto per gradire.
Tutto come da programma, alle 8 e 15 siamo già a fare colazione al bar di fianco alla funicolare di Como, dopo aver lasciato le auto ad Albavilla.
Tutto fila liscio come l'olio, saliamo a Brunate "trasportati" e iniziamo a pedalare in salita su asfalto con un buon ritmo. Alle 9.45 siamo già alla baita Fabrizio per un "rinforzo" di colazione. L'abituale tranquillità del rifugio è perturbata da un'emergenza sanitaria: un cacciatore sta quasi tirando gli ultimi (in senso metaforico) per avere cenato a casa la sera precedente gustando ottimi funghi chiodini, che in realtà chiodini non erano... viene accompagnato al Pronto Soccorso da una pattuglia di Carabinieri che si trova casualmente in zona.
Si prosegue, dopo una micidiale rampa al 20% di pendenza, fino al bivio, dove iniziamo a scendere veloci verso valle, su sterrata relativamente tecnica, a tratti molto sassosa e divertente.
Finalmente arriviamo giù e senza sosta riprendiamo l'ascesa verso l'obbiettivo principale della giornata, il mitico Monte Puscio, mitico ormai quanto il Monte Olimpo.
Si sale per più di un'ora e poco dopo mezzogiorno siamo giusto giusto all'Alpe del Viceré dove entriamo al Rifugio Cacciatori. Ci facciamo apparecchiare fuori per uno spuntino. Oscar ed io ci accontentiamo di una fetta di torta, dato che abbiamo ancora un bel pezzo di salita, Marcello invece, as usual, si lascia andare a un piatto di affettati misti e a una splendida zuppa di cipolle, innaffiata da una fresca panachè!




     Sosta presso il Rifugio Cacciatori
                               
Mancano ancora parecchi tratti insidiosi di salita e la fatica ormai si fa sentire. Una volta raggiunta la capanna Mara ci facciamo largo fra i gitanti, numerosissimi, che affollano il piazzale davanti al rifugio e iniziamo il sentiero "mangia e bevi" che ci condurrà finalmente in cima al Puscio.
Iniziamo a intravedere il "crocione", ormai ci siamo. Marcello guida il gruppetto. Ecco davanti a noi un bellissimo panorama, il lago di Pusiano, il lago di Alserio e intorno montagne famigliari a noi bikers, come il Cornizzolo, il Monte Rai e altre cime minori.


  L'inizio della panoramica (e tecnica!) discesa dal M. Puscio


Dopo anni che ne sento parlare sto finalmente per affrontare la discesa dal monte Puscio verso Caslino. Discesa tecnica, non per tutti, soprattutto se dotati di mtb da cross country puro. Protezioni, telecamera, casco ben allacciato e via. Primo pezzo su un prato dove uno stretto sentiero si incunea ripido fra lunghi steli dorati. Fin qui tutto ok, basta stare indietro e lasciar andare la bici. Poi inizia il bosco e le cose cambiano, il sentiero è stretto, roccioso, con passaggi tutt'altro che semplici. Marcello e Oscar mi precedono, io li seguo a distanza, il tracciato mi mette abbastanza in difficoltà e porto la mia Snyper più volte al limite delle sue possibilità. Qualche passaggio ci obbliga a scendere dalla bici e anche i 1.300 metri di dislivello che abbiamo nelle gambe contribuiscono a rendere il tutto meno facile. Ci siamo, ancora un passaggio su un lastrone roccioso e arriviamo in fondo, il più è fatto. Raggiungo i miei compagni prima di affrontare l'ultimo tratto di mulattiera sassosa prima dell'asfalto, Marcello mi guarda e sorride: "Ecco Paul, questo è il Puscio..." "... E anche questo è fatto" rispondo ancora col fiatone "veramente tosto, non pensavo...".
Non sono ancora le tre del pomeriggio e siamo già sulle auto pronti per rientrare a casa.
Arrivederci all'anno prossimo Puscio, tra poco la neve coprirà i tuoi sentieri!

lunedì 27 settembre 2010

Un "Avventura" di percorso...

Oggi finalmente ho capito perché il percorso corto della Marathon Bike della Brianza viene chiamato "Percorso Avventura"!
Avendo a disposizione la mattinata sono voluto andare a fare un giro di esplorazione sul "Corto" della Marathon dove avrei intenzione in futuro di accompagnare chi volesse farsi un giro in bici da quelle parti.
Alle 8 e 30 sono a Rogoredo (Casatenovo), esattamente dove anche quest'anno, per la 19ma volta, è partita il 6 settembre scorso la decana delle granfondo italiane.
Per l'occasione ho portato la mia fedele 29er della Tomac. Tutto pronto, il GPS è acceso e la traccia da seguire è caricata.




Eccomi alla partenza

Il percorso è di circa 45 km e il dislivello supera di poco i 1000 metri, il tutto in un misto di sentieri, asfalto e strade bianche che si intersecano intorno ed all'interno del parco di Montevecchia e del Curone.
Vado via abbastanza tranquillo, ogni tanto mi fermo per individuare il punto giusto in cui passare, registro qualche waypoint sul mio Edge e proseguo. Riconosco alcuni tratti già percorsi gli anni passati soprattutto insieme ai ragazzi della Pavan. Ogni tanto mentre pedalo penso a quando questi percorsi li ho fatti in gara, non il percorso Avventura ma la Marathon vera, da 65 km e circa 2.000 m di dislivello, o addirittura la versione da 80 km del Campionato Italiano Marathon. Allora mi sento ritornare la sensazione adrenalinica della competizione e comincio a tirare.... ma quando mi riprendo, il ritmo torna tranquillo.
Va via tutto liscio, a parte la "fangazza" che impesta il terreno argilloso di questo comprensorio.
Finito un veloce tratto fuori strada in discesa dalle parti di Perego sento il sibilo sinistro del copertone che si sta sgonfiando e contemporaneamente il mio sguardo cade su un maledetto triangolino di vetro verde. Cerco di individuare il foro, vedo il lattice che fuoriesce, è lì, e ci metto sopra il dito. Cerco di far girare la ruota in modo che il lattice si rapprenda in prossimità del buco e a un tratto il sibilo è quasi impercettibile, forse ce l'ho fatta! Ok ora devo gonfiare la gomma e estraggo la mia pompetta della Crank Bros, che non è il massimo, però qualcosa fa. La stacco e la gomma si risgonfia, il movimento del gonfiaggio ha fatto smollare la valvola... insomma dopo un po' riesco a ripartire, anche se non è che la gomma mi convinca molto.
Procedo tra strade e stradine, fango e pozze d'acqua, rientro verso Montevecchia e salgo attraverso la temibile salita delle vigne fino alla località Pianello. Sono legato a questo posto perché mi ricorda le mie prime escursioni, da solo, con la mia prima MTB, la Stumpjumper testbike gialla. Quando arrivavo a Pianello mi sembrava di avere raggiunto il paradiso dopo tanta fatica e mi fermavo a osservare lo splendido panorama di colline e vigneti che degradano fino alla pianura.




Panorama dal belvedere di Pianello


E' ora di tornare in sella. Scendo verso la Galbusera bianca, passando vicino a dei bellissimi agriturismo, forse ormai più dei ristoranti, collocati e sistemati in modo tale da non avere nulla da invidiare alla Toscana più vera. Ormai mi sto avvicinando a quello che è il tratto forse meno pittoresco del percorso, esco dal territorio del Parco e in un dedalo di strade campestri, che a tratti ricordano più dei ruscelli, mi avvicino alla meta. Le campane che annunciano il mezzogiorno sono già suonate da almeno mezzora e come sempre gli ultimi chilometri della Marathon sembrano non finire mai. A un certo punto penso che sia il caso di tagliare un po' per arrivare prima all'auto. "Ah, sì qua si gira a sinistra... ma no vado avanti su asfalto" penso. "No! Devo farla tutta!"  Torno indietro e prendo deciso la discesa, con molti sassi smossi, che mi dovrebbe portare di nuovo verso i prati... forse sono un po' troppo deciso e probabilmente penso di essere alla guida di una bi-ammortizzata.
Faccio poco più di 10 metri e.... la mia ruota anteriore, probabilmente un po' sgonfia, impatta su un sasso, mi impunto e la sella alta da dietro mi sbalza via. La povera Flint vola davanti a me di qualche metro e io mi trovo per terra con una bella botta alla schiena e (meno male che esiste!!!) al casco.
Non ci voleva proprio, adesso che sono quasi arrivato. Certo che ho fatto decine di chilometri a Pila su percorsi ben più accidentati e non sono caduto una volta... devo proprio farlo qui? Sono i misteri del mountain biking.
Raccolgo i pezzi, mi rimetto insieme e riparto per Rogoredo dove arrivo dopo una mezzoretta, un po' acciaccato.
Bene, anche oggi ne ho avuto la conferma; ogni giornata, ogni uscita e ogni percorso possono dare emozioni diverse e nessuna escursione è da sottovalutare... soprattutto se la chiamano "Percorso Avventura"!

lunedì 13 settembre 2010

Una domenica da ricordare...

Ricorderò per molto tempo la domenica appena trascorsa. Nella mia testa pensavo a qualcosa di più tranquillo, in tutti i sensi,  ma, quando c'è di mezzo il Ruspa, l'escursione ha sempre qualcosa di speciale.
E così quando abbiamo fissato l'ora di partenza (a Desio alle 5.45), ho pensato: "Va beh, di certo ne varrà la pena".
E via, direzione Alta Engadina, Silvaplana. Finiamo di raccogliere gli altri partecipanti fra Seregno e Carate e in un variopinto gruppo di 12 bikers, si parte.
Prima tappa obbligata la colazione a Chiavenna, dove in 5 minuti sbraniamo una trentina di brioche.
Si prosegue per il passo del Maloja che ci introduce alla splendida piana che ospita Silvaplana e St. Moritz, con gli splendidi laghi. Io che non avevo ben chiara la situazione, parto da casa in bermuda e sandali. Me ne accorgerò quando, arrivati al parcheggio, il termometro segnerà 3 °C...
Ci prepariamo e il capogita, Giancarlo (Ul Ruspa), ci indica la direzione.
"Ci siamo tutti?", "Ma non eravamo mica in dodici?" Abbiamo lasciato al parcheggio il Gajna, che dopo qualche minuto ci raggiunge imprecando.
Lungo le splendide ciclabili risaliamo verso St. Moritz. Mentre la attraversiamo orde di giapponesi escono dappertutto, da dietro gli alberi, dai tombini, fotografano e si fotografano. A un certo punto il nostro corteo di bici incrocia un gruppo di giapponesi più numeroso degli altri. Procediamo con passo deciso, la collisione sembra ormai inevitabile ma il Ruspa che guida la fila alza un braccio e, come Mosè con il mar Rosso, i giapponesi si scostano con urletti e risa di ammirazione, mentre il Giancarlo li saluta agitando la mano e gridando "Shimano, Shimano!"
La nostra destinazione è il passo Suvretta, 2.600 m s.l.m. Ci arriveremo percorrendo la Val Bever, in un paesaggio alpino di rara bellezza. All'inizio la strada è larga, scorrevole, poi si inizia a salire in maniera più decisa, ma accettabile.


Prima sosta ristoratrice e poi ecco il tratto più critico, sia per la pendenza che per il terreno molto tecnico. Ognuno sale con il suo ritmo e secondo le proprie possibilità, ma nessuno di noi potrà evitare in almeno un'occasione di poggiare il piede a terra e... spingere.
Il paesaggio ripaga però totalmente della fatica; la valle è lunga e sembra non finire mai, ma , finalmente, dopo circa 4 ore dalla partenza, siamo al Passo Suvretta.



Qui possiamo riposare veramente, mangiando e pregustando la successiva discesa che ci riporterà a Silvaplana. Il sole ci scalda e dopo avere mangiato un paio di panini, una splendida culla foderata di muschio mi permette un sonnellino rigenerante.



Intanto il traffico di mtb e escursionisti a piedi è molto elevato. Noto con piacere anche un buon numero di donne-bikers, situazione poco riscontrabile da noi in Italia.
Dopo un'ora abbondante iniziamo "la vestizione"; caschi e protezioni, sulle gambe e sulle braccia. A dir la verità questi ultimi accessori sono indossati da una frangia "estrema" di personaggi dediti all'adrenalina della discesa, quali Walter, Max, il Gajna, SerJoe e il sottoscritto Paul Tomac.
Gli altri della spedizione sono un po' più tranquilli, dato anche il tipo di bici meno discesistica e infatti tendono in discesa a cederci elegantemente il passo.
"Pronti?" Walter non fà in tempo a finire la frase che il gruppo dei "discesisti" si avventa letteralmente sul sentiero tra urla di soddisfazione e divertimento. La discesa è stupenda, ripida, con bei sassi da aggirare e altrettanti da saltare; curve, controcurve e tornantini stretti, una vera manna! Se ne accorgeranno i due bikers, attrezzati di tutto punto, che ci avevano preceduto nella discesa. Una volta raggiunti, i due, che dalle bici in dotazione avrei pensato un po' più sgamati nella guida, vengono praticamente aggirati e quasi travolti da un gruppo di sciamannati che, ormai senza logica ma guidati solamente dall'adrenalina, tagliano curve a destra e sinistra superandosi appena possibile. In circa 5 minuti  bruciamo circa 200 metri di dislivello, in una discesa che difficilmente potrò dimenticare.
Da qui, aspettati gli altri, ripartiamo sempre su un bel sentiero ma meno ripido. Un paio di forature e qualche "misurazione" del terreno, rendono la discesa un po' più lenta e discontinua, ma è sempre il divertimento a farla da padrone. Ormai scesi di quota ci troviamo ad un bivio. Da una parte la strada che in pochi minuti ci porterebbe direttamente a fondovalle. A destra il sentiero che, attraversando a mezza costa la montagna, ci condurrà, almeno crediamo dato che nessuno di noi lo conosce, sopra Silvaplana, per raggiungerla poi su percorso off-road.





Ovviamente scegliamo la seconda soluzione e, con qualche mugugno, ci troviamo ancora a spingere le bikes su pendii non certo dolci. Finalmente inizia la discesa che fin dai primi metri si preannuncia interessante. Il sentiero è costellato di sassi e gradoni spesso alti una quarantina di centimetri. Una manna per la mia Snyper che se li mangia coadiuvata dagli ottimi ammortizzatori Fox. La stanchezza inizia a farsi sentire ed in un paio di occasioni, mi trovo senza accorgermi, per terra con le gambe all'aria. Ci sta tutta, visto che sono le quattro del pomeriggio e sono in piedi dalle 4 e mezza della mattina.
Siamo praticamente a pochi metri dall'abitato e ancora cerchiamo il benchè minimo passaggio per evitare il più possibile il nero bitume. Ora siamo a livello del lago, iniziamo a pedalare per raggiungere la ciclabile che ci porterà nuovamente alle nostre auto. Siamo stanchi ma soddisfatti e ci prepariamo per il ritorno.
E per finire, ecco i numeri di questa giornata: partenza ore 5.30, rientro a casa 20.10. Km in auto: 310. Km in bici: 40. Dislivello in salita: 1.000 m.

Divertimento: Infinito!!

lunedì 23 agosto 2010

Pellegrino a pedali...

"Santifica le festività", o qualcosa del genere, se non mi ricordo male dal catechismo...
E io, oggi, domenica, ho deciso di andare in pellegrinaggio al santuario di N.S. di Montallegro, sopra Rapallo, per assolvere a questo dovere.
Non a piedi o in ginocchio ma "comodamente" seduto sulla mia Flint, pedalando. 
Partenza rilassata alle ore 10 da casa, e una volta a Rapallo si sale, su bitume, per una decina di km. La temperatura è abbastanza elevata e la sudorazione pure. Il "fioretto" di oggi prevede di rimanere solo su asfalto, sia in salita che in discesa, tralasciando ogni tentazione "off road".
Tre chilometri prima di arrivare al Santuario giro a destra lasciando la provinciale che prosegue fino al passo della Crocetta. Dopo circa un quarto d'ora sono a destinazione.




Salgo sul sagrato e da qui il panorama è stupendo: in basso il golfo del Tigullio, tutto intorno montagne verdissime.
Giro intorno alla chiesa, riempio la borraccia ad una fontana e intravedo sul retro alcuni cartelli che indicano chiaramente altrettanti sentieri. La tentazione è grande ma oggi, come proposito,  devo resistere al richiamo dell' esplorazione e del divertimento fuori strada... mi avvicino, torno indietro, mi riavvicino, mi fermo, mi guardo intorno: d'un tratto sento come una mano che mi spinge da dietro e, track! mi trovo inspiegabilmente a pedalare su una mulattiera che presto si trasforma in sentiero. Tutti i miei buoni propositi sono andati in fumo. Va be', c'è di peggio. E allora proseguiamo. 
Il percorso si snoda a mezza costa, con sali e scendi mediamente sconnessi. Ogni volta che passo indenne una serie di gradoni in salita mi rendo conto di quanto sia determinante il maggior diametro della ruota da 29 pollici della mia Tomac. Con una front da 26 sarebbe tutto più complicato.
Come spesso mi succede quando percorro per la prima volta un sentiero, continuo mentalmente a ripetermi: "Ok, adesso mi fermo e ritorno indietro". Ma proseguo. Poi ripeto: " Arrivo a quella curva e mi fermo". Niente... arrivo lì e poi continuo. E' l'affascinante richiamo del trail, che vuole essere esplorato...
Insomma, alla fine, dopo circa 30 minuti sbuco al passo della Crocetta.
Da qui potrei scendere a valle direttamente su asfalto, ma l'atmosfera pacata e profumata del bosco che ho appena attraversato mi invita a tornare sui miei passi e così dopo pochi minuti mi ritrovo a percorrere a ritroso il bel sentiero. In una ventina di minuti sono di nuovo a Montallegro. Una capatina in chiesa mentre è in corso la Messa e poi chiedo informazioni all'operatore della funivia sulla mulattiera che scende davanti a me. "Sì, questa va giù a Rapallo". Ormai i miei propositi sono completamente bruciati. Accendo la mia telecamera, stringo bene il casco e mi tuffo verso il mare.


venerdì 20 agosto 2010

In trasferta col Gajna!

Martedì sera, finalmente, riesco a caricare la batteria del cellulare. Per qualche giorno non ho avuto modo di accenderlo e devo proprio dire che non ne ho sentito la mancanza, anzi! Trovo un solo messaggio del giorno prima, è una chiamata del mio amico Franco, ul Gajna, deus ex machina del sito http://www.grangajna.com/. So che in questi giorni si trova vicino a Chiavari in vacanza e lo richiamo. Mi risponde col suo tono di voce pacato. Mi aveva chiamato per invitarmi a fare "una girata" con alcuni amici liguri, ma ormai il giro, molto bello, lo avevano già fatto... "Forse si replica giovedì, ti faccio sapere mercoledì in serata." Mercoledì verso le 21, puntuale, arriva la chiamata mentre sono fuori a cena: "Ciao sono fuori a mangiare" gli dico. "E io domani ti porto a pedalare! Facciamo un giretto sul percorso di gara del Superenduro di Sestri".
Certo che fare il Superenduro con una front, non è il massimo, ma il Gajna, efficiente come sempre, mi rassicura: "Alla bici ci penso io, ci vediamo a Lavagna alle 14,30 nel parcheggio vicino alla stazione".
Qualche minuto prima dell'appuntamento io sono lì. Dovremmo essere in 4 e infatti pochi minuti dopo arriva Enrico, che non conosco ma suppongo sia dei nostri perché ha in macchina una Scott Ransom. Dopo qualche minuto ecco il Gajna e, per ultimo, la nostra guida di oggi, Sandro. Presentazioni veloci (anche Franco non conosce Enrico) e via verso il parcheggio dell'Ospedale di Sestri, da dove partirà il nostro giro.
Iniziamo a scaricare le bici e il Gajna mi presenta la mia compagna di oggi. E' la bici che normalmente usa sua figlia, una Specialized Stumpjumper XC rossa di qualche anno fa, naturalmente "Gajna tuned". Escursione posteriore 100 mm, forcella una Marzocchi Dropoff III da 150 mm ad aria e olio. Indubbiamente un accoppiamento inusuale, ma rivelatosi funzionalmente molto valido. Le gomme sono due Michelin da XC, misura 2", all'apparenza un po' sottodimensionate.



Partiamo e iniziamo a salire su asfalto con pendenze abbastanza impegnative. La mia Specy si arrampica bene. Salendo ho tempo di chiacchierare un po' con i miei compagni; prima parlo col Gajna di siti internet, blog e altri progetti. Più avanti scambio due parole con Enrico. Scopro che è veterinario e, come è piccolo il mondo, all'Università a metà anni 70 è stato studente di mio padre, di cui ha ancora un ottimo ricordo e, naturalmente, ciò mi fa molto piacere.
In programma c'è la cosiddetta discesa della Selva, già prova della Pro Superenduro di quest'anno. Giunti alla partenza dopo avere percorso anche un tratto sterrato, inizia la preparazione per la discesa che si rivelerà abbastanza tecnica e impegnativa. Protezioni, caschi, occhiali e telecamere da casco per riprendere le nostre prodezze.



Sandro ed Enrico ci danno dentro, Franco non si tira indietro e io li seguo con un po' di titubanza dato che non conosco il percorso ed è la prima volta che utilizzo questa bici. Il percorso è bello tosto, praticamente tutto su roccia, con gradoni, sassi smossi e solchi spesso profondi qualche decina di centimetri. A tre quarti della discesa ci fermiamo per riparare uno squarcio al tubeless posteriore di Sandro. Dopo circa 15 minuti di sosta riprendiamo, terminando con un tratto, la "direttissima", tecnico e con passaggi quasi trialistici. Man mano che scendo prendo sempre più confidenza con il mezzo e con il tipo di terreno. La Marzocchi lavora molto bene e le sottili gomme da XC mi sorprendono per il grip che hanno sulle rocce.
Arrivati in fondo naturalmente non possiamo limitarci a questa discesa. Avanti, si riprende la strada asfaltata per raggiungere l'inizio delle "Mimose", altra prova del Superenduro. Saliamo fino a Costarossa, con l'ultimo tratto a spinta. Sandro ci prepara dicendo che questa discesa sarà un po' più scorrevole ma comunque abbastanza tecnica. Sono ormai le 6 di sera e via, si inizia a scendere verso Sestri. Il percorso è molto bello, veloce soprattutto all'inizio e la bici scorre fluida. Riesco a mantenere un buon ritmo e la Specy salta da una roccia all'altra sopra i solchi con disinvoltura, veramente divertente. A metà ci fermiamo un attimo, tiriamo il fiato e poi giù fino alla fine, concludendo con una serie di tornantini abbastanza stretti. Siamo ormai fra le case di Sestri. Io e il Gajna abbiamo il sorriso stampato in faccia, con le nostre telecamere in testa sembriamo due Teletubbies, e siamo soddisfatti della giornata.
Arrivati alle auto ringraziamo la nostra guida e ci salutiamo.
"Meno male che doveva essere solamente un giretto... ciao Franco, ci si vede dalle nostre parti!" 







mercoledì 18 agosto 2010

Portofino mon amour...


Lo scorso aprile sono stato ospite per una riunione di lavoro all'Hotel "Portofino Kulm" a Ruta di Camogli. Al di là del discorso professionale, la notizia che in due giorni di permanenza mi aveva più sconvolto era stata la possibilità, fino a qualche anno fa completamente negata, di percorrere in bicicletta, a determinate condizioni, alcuni dei sentieri che solcano l'area del Parco Regionale del Monte di Portofino. 
Per l'appunto l'Hotel sorge proprio sul punto più alto del Parco (a circa 450 m s.l.m.). 
Il mio chiodo fisso durante la riunione, invece di pensare a dati vendita e amenità varie, era: la prima volta che sono a Santa Margherita, prendo la bici, mi sparo la salita su asfalto fino al P. Kulm (circa 450 m di dislivello) e mi addentro, finalmente, ad esplorare il parco.
E così oggi, 17 agosto 2010, fu!
Una volta in cima raggiungo il cancello verde che era stampato nella mia mente fin da aprile, con scritto: "Ai sentieri del Parco del Monte di Portofino". Ormai sono le 6 del pomeriggio, la strada, larga e cosparsa di ghiaia, corre completamente all'ombra delle piante; l'ottima segnaletica indica chiaramente le destinazioni, i tempi di percorrenza (a piedi) e se è possibile passare in bici. Inizio a seguire per Portofino Mare. Il giro che ho in mente è proprio quello di scendere fino a Portofino per poi rientrare a Santa Margherita sulla classica strada litoranea. L'atmosfera e il panorama sono magici. Per un po' si sale con pendenze mai severe, poi si inizia a perdere quota verso il mare. Ogni tanto alla mia sinistra ci sono sentieri che si inoltrano nel bosco per raggiungere altre località, ma sono vietati alle bici e sono scoscesi ed esposti. Mi fermo a guardare, scendo qualche metro a perlustrarli, qui mi troverei bene con la mia Tomac Snyper, ma è a casa a circa 200 km di distanza.
La discesa verso Portofino è sempre più ripida man mano che mi avvicino alla meta. Scendo veloce su una strada che da sterrata si trasforma in lastricata. Non incontro anima viva. Di lato vedo il mare a chiazze azzurre e blu scure. Poi il mare non è più di fianco a me, ma comincio a vederlo davanti. Portofino è lì sotto. La strada si stringe, intorno a me case e giardini curatissimi, addirittura costeggio un campo da tennis. La discesa è ripidissima, inizio a percorrere le tipiche stradine dove i locali transitano solamente con gli Apecar. Circa 200 metri a picco sotto di me, quasi verticalmente, vedo la piazzetta di Portofino. E' così piccola che sembra di guardare un plastico!  Scendo sempre più e intravedo la strada litoranea, ormai ci sono.  A Portofino ci sono andato più volte, in barca, a piedi, in autobus, con la bici da corsa, ma mai ci ero arrivato in questa maniera, dall'alto! Ne vale veramente la pena.
Ora sono sulla strada asfaltata per tornare. Sono le 7.10 e a casa mi aspettano con un bel branzino al sale nel forno... Forza Flint! Scalo sui rapporti più duri e con le ruotone in un attimo sono a 30 kmh. Mi metto in scia ad un motorino e via, in 20 minuti sono con le gambe sotto al tavolo, a raccontare la mia avventura.